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Made in Italy Fund
26.10.2022

MFGS 2022 - Il lusso è il petrolio dell'Italia

Il petrolio dell'Italia. Così è stato definito il lusso tricolore nel corso del panel "Capitali & luxury goods, come cambiano i valori" andato in scena alla XXI edizione del Milano Fashion Global Summit 2022 di Class Editori. Una definizione che è stata coniata da Alessandro Binello, group ceo di Quadrivio group, che nel corso del suo intervento ha sottolineato come la finanza abbia il compito di capire quali competenze può portare al Made in Italy per permetterne lo sviluppo: "Invito tutti a investire nel Made in Italy, perché è il nostro petrolio. Dobbiamo scommettere su questo settore perché a noi come gruppo ha dato tante soddisfazioni e ne darà molte altre in futuro".

A tracciare il quadro del mercato fashion & luxury è stata poi Chiara Rotelli, executive director, senior equity analyst luxury goods di Mediobanca, che ha poi anticipato come per il 2022 sia atteso un +20% a seguito di un rallentamento nel quarto trimestre. Il settore, tuttavia, continua ad apparire resiliente. "Per il 2023 stimiamo una crescita attorno al 10%, con crescita organica dell’8%, quindi dimezzata rispetto alle previsioni di quest'anno. Ci aspettiamo un rallentamento della domanda, ma un miglioramento dei margini", ha precisato l'analista.

Concorda Francesca Diviccaro, responsabile industry retail&luxury, divisione Imi corporate & investment banking di Intesa Sanpaolo, secondo cui le prospettive per quest’anno restano solide. "Per le imprese del lusso la pressione inflazionistica è probabilmente un fattore mitigabile perché i consumatori hanno elevato reddito, quindi anche in un contesto di revisione dello spending continuano a investire. Quest’anno a livello geografico a fare da traino è stata l’Europa, che ha assistito a una ripresa del consumo locale oltre al ritorno dei turisti", ha illustrato. "L'America ha fatto molto bene nel primo semestre, mentre nel terzo trimestre c’è stata una crescita marginale perché la spesa si è trasferita in Europa, complice anche un dollaro forte. La Cina può essere minaccia nel breve termine, dato che anche per l’anno prossimo le stime sono più attorno al single-digit, però il Paese continua a rappresentare un’opportunità". Intanto gli Emirati Arabi e anche la Turchia stanno attraendo tutto lo spending russo, ma anche Giappone, Corea del Sud e mercati latinoamericani lasciano intravedere nuove opportunità per il lusso.

"In questo momento non vediamo rallentamenti o incertezze sull’economia reale", ha poi dichiarato Roberta Benaglia, ceo di Style capital, che ha poi precisato come oggi le aziende risultino più interessanti se bilanciate dal punto di vista dei canali, quindi a livello retail, wholesale e online. "Una volta bastava che un brand mostrasse interesse per il mondo asiatico e c’era un upside prospettico, mentre oggi quando valutiamo un investimento ricerchiamo aziende con un'identità forte, ma con l'aspirazione di essere globali. E che abbiano potenzialità per crescere non solo in certi mercati, ma in tutto il mondo, perchè nello scenario di oggi è necessario".

Roberto Costa, managing director e head of global luxury and fashion investment banking Emea consumer and retail Bcma di Citi group, e GianErnesto Bernardi, managing director, head of M&A Italy di JP Morgan, hanno infine concluso illustrando come in questi momenti di volatilità del mercato vi siano ottime opportunità a livello di M&A. In particolare nella filiera italiana, dove in questo momento molte eccellenze per motivi di scala non sono in grado di affrontare la situazione macroeconomica da sole.