19.12.2022

Il private equity apre le porte all'innovazione tecnologica

I fondi di “capitale privato” non apportano solo risorse finanziarie, ma competenze e visione industriale. Parola di Roberto Crapelli, managing partner dell'lndustry 4.0 Fund di Quadrivio Group

“LE IMPRESE ITALIANE DI MEDIA PICCOLA DIMENSIONE HANNO, IN GENERE, SIGNIFICATIVAMENTE MIGLIORATO LA LORO POSIZIONE COMPETITIVA NEGLI ULTIMI 20 ANNI NON SOLO GRAZIE ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE, ma soprattutto grazie alla capacità di intuire dove posizionarsi nei segmenti ad alto valore aggiunto delle rispettive filiere e all’adozione di modelli di business snelli, basati su maggiore flessibilità di servizio, grande velocità nell’innovazione di prodotto e reale competitività dei costi. Ciò è stato possibile grazie a innumerevoli investimenti in tecnologie produttive e nella digitalizzazione delle aziende stesse”: ne è sicuro Roberto Crapelli managing partner di lndustry 4.0 Fund, uno dei fondi di private equity gestiti da Quadrivio Group. Crapelli - una brillantissima carriera in consulenza e una indiscussa competenza sull'innovazione industriale - è stato tra i protagonisti della grande stagio­ne di ammodernamento del nostro tessuto produttivo. “Più recentemente l'adozione di modelli di business innovativi e basati su tecnologie lndustry 4.0 ha consentito ad alcune Pmi - aggiunge in quest'intervista esclusiva a Economy - di crescere fino a diventare medio/grandi imprese di taglia europea. Lo stesso non è accaduto per le grandi imprese che, salvo rari casi, hanno perso l'opportunità di partecipare al Risiko per la creazione di campioni europei di taglia globale”.

Una grande spinta alla produttività e dunque alla competitività del sistema è giunta da Industria 4.0, al punto che in molti settori l'Italia ha superato la Germania. Com’è stato possibile?

L’abitudine degli imprenditori italiani delle Pmi a innovare per stare sui mercati internazionali, malgrado le limitate dimensioni e la cronica carenza di capitalizzazione, ha accelerato l'adozione di tecnologie manifatturiere e di servizio in chiave Industry 4.0. Queste tecnologie hanno valorizzato le doti di flessibilità e di velocità innovativa e reso possibile crescite importanti, a scapito di concorrenti internazionali di dimensione fino a dieci volte maggiore. Tipico il fornitore che da una posizione in filiera di “second tier supplier”, grazie all'adozione di Industry 4.0. si riposiziona come “first tier supplier” con evidenti vantaggi di marginalità e di sostenibilità.

La transizione digitale del nostro Paese segna però ancora il passo, e per varie ragioni: dal digital divide territoriale alla carenza di skills adeguati sul mercato del lavoro. Come sta reagendo il sistema pro­duttivo?

Il sistema produttivo, in attesa che misure di sistema siano adottate e realizzate dale istituzioni del Paese, gestisce brillantemente la coesistenza di nuove figure cosiddette digitali, affiancate da persone di esperienza. Questa ricetta - quando si realizza - consente di ottenere una transizione veloce e senza rischi di rigetto dalla cultura del saper fare "analogico", basato sull'esperienza deI singolo e sugli investimenti in hardware dell'automazione (il robot), a quella del saper fare "digitale", basata sull'esperienza dei dati e sugli investimenti in software dell'automazione, i software che guidano i robot.

Quanta ipervalutazione c'è, e invece quanta sostanza, nella nuova generazione di offerte di innovazione tecnologica che ruota attorno all’intelligenza artificiale, al computer quantico e, forse, al metaverso?

In una prospettiva di medio lungo periodo non si vedono segnali di ipervalutazione. Già oggi la cosiddetta intelligenza artificiale è presente nella vita di tutti i giorni dei consumatori finali, nei prodotti e nei beni durevoli e semidurevoli che utilizziamo. La rilevanza dell'intelligenza artificiale è ancora poco presente nella consapevolezza di chi potrebbe ottenerne benefici immediati come il management, gli operatori di qualsiasi settore, gli stessi consumatori. Il mercato dei capitali ha intuito le possibilità che l'intelligenza artificiale possa aprirsi allo sviluppo dei settori tradizionali e al nascere di nuovi settori, perciò già include nel prezzo di start up e altre iniziative già consolidate le aspettative di sviluppo, a volte in maniera disordinata e prestando Il fianco alla speculazione, ma comunque sempre nella direzione da cui non si torna più indietro. Vale la pena ricordare che l'intelligenza artificiale consente di prendere decisioni strategiche e operative a più alta probabilità di successo, rispetto alle decisioni prese con la guida dell'intuito o del "fiuto”. Il computer quantistico è uno strumento che può accelerare l'adozione dell'intelligenza artificiale, ma non ne è la condizione per lo sviluppo. Il metaverso è una delle possibili applicazioni di piattaforme avanzate di intelligenza artificiale.

Quale futuro intravede per le criptovalute?

Intravedo un futuro più ordinato e strutturato, ma comunque inevitabile, al di là del disordine attuale e dei gravi episodi di questi giorni. Molto dipenderà da come ed in quale misura gli organi di sorveglianza attuali riusciranno ad interpretare il loro ruolo rispetto a questa nuova realtà. L'adozione di transazioni e sviluppi di progetti basati su strutture block-chain, che utilizzano valute digitali, rende molto efficiente la creazione di valore nelle filiere produttive e consente un più efficiente utilizzo del capitale circolante. Ad esempio, per far fronte alla crescita dei tassi ed alla necessità di incrementare i magazzini, si stanno proponendo piattaforme digitali che ricorrano agli Nft per finanziare le operazioni di monetizzazione degli inventari.

Alcune “tare" storiche dell'imprenditoria italiana restano tutte, però, nel sistema. Tra le altre, la sottocapitalizzazione. E il fascino, peraltro sempre debole, della quotazione in Borsa sembra in declino. Cresce invece l'appeal del private equity. Come se lo spiega?

Non si è mai trattato di sottocapitalizzazione, quanto di mix di capitalizzazione. Lo sbilanciamento esagerato verso il credito bancario, che altro non è che capitale di debito, ha limitato la crescita dimensionale delle Pmi che tali, Pmi, sono rimaste. La quotazione in Borsa è certamente uno sbocco necessario, ma spesso le piccole e medie imprese, anche quelle ad alta performance, non sono strutturate per valorizzare l'accesso al mercato del capitali. Per questo il private equity e nella fattispecie realtà come Quadrivio Group propongono agli imprenditori progetti prima di tutto imprenditoriali e industriali e non solo finanziari, offrendo soluzioni di capitalizzazione in grado di accompagnare le Pmi fino al mercato borsistico.

Quali consigli darebbe a un'impresa che volesse aprire il capitale a un player del private equity?

Consiglierei di privilegiare il progetto industriale con team di esperti di settore prima che esperti di finanza. lndustry 4.0 Fund, di cui sono co-founder e managing partner, mette a disposizione delle nostre partecipate sia management che advisor esperti di industria, oltre a un accesso privilegiato a operazioni di crescita realizzabili attraverso acquisizioni sui mercati internazionali.

In definitiva, da quando lei fa consulenza ad altissimo livello internazionale, cos'è cambiato in meglio nel sistema imprenditoriale italiano e cosa resta invece asfittico o comunque poco competitivo?

Il sistema imprenditoriale italiano era ed è tuttora credibile ed efficace nel fare impresa, anche nei limiti imposti dal sistema Paese. In meglio è certamente cambiata la volontà di discriminare attentamente il ruolo di imprenditore e azionista rispetto a quello di manager. Si è diffusa la consapevolezza che esista un ampio mercato dei capitali a cui fare ricorso e non solo le banche per realizzare i progetti imprenditoriali, anche quelli più innovativi. Poco competitivi o in ritardo sono invece i processi di successione familiare e di managerializzazione delle imprese. La sfida nei prossimi cinque anni per l'imprenditoria italiana consisterà nel riuscire a fare impresa investendo soprattutto in conoscenza, dati, software, e sostenibilità invece che solamente in linee di produzione, capannoni, o consociate all'estero. Il successo dei fondi di Quadrivio Group risiede nel saper individuare le imprese guidate da questi imprenditori di nuova generazione e aiutarle a crescere e diventare leader di settore.